giovedì, 18 giugno 2009, ore 00:25

Sarò le ali con cui volerai lontano,
sarò la luce che ti mostrerà la via,
e dolcemente ti terrò stretta la mano...
diverrò un angelo per farti compagnia.

Ed asciugando le tue lacrime coi baci,
accarezzando il cuore tuo così dolente,
io renderò i tuoi passi sempre più tenaci
mentre cammini a testa alta fra la gente.

Mai più fantasmi il sonno tuo rovineranno
ma solo sogni di gran gioia e umor festante
e mille stelle luminose brilleranno
le tue paure respingendo tutte quante.

Se stretto stretto ti terrò fra le mie braccia
puoi rilassarti e non pensare a nulla più:
poco m'importa di chi sia, di cosa faccia
nei miei pensieri ci sarai per sempre tu.

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domenica, 25 gennaio 2009, ore 22:26
scarabocchiato da Sallynn in pensieri, cogito ergo sum, paure

La nonna mi raccontava una favola, da bambina. Una storia che non potevo comprendere e che adesso, a distanza di quasi vent'anni, quando pur vedendola ogni giorno non posso più sentire dalle sue labbra, mi fa venire un nodo in gola.


C'era una volta, tanto tempo fa, un ponte su un fiume.
Da un lato c'era una casa di riposo, dall'altro il paese.
Una mattina passò un giovane uomo, con un vecchio sulle spalle.
Quel vecchio era suo padre. Lui lo portò oltre il ponte, e se ne andò.
Gli anni passarono, il giovane crebbe, ebbe un figlio, invecchiò.
Ed ecco un giorno passare un giovane uomo, con il padre sulle spalle.
Lo portò oltre il ponte, e se ne andò.
Gli anni passarono, e ancora e ancora.
I giovani crebbero, ebbero figli, invecchiarono.

Un giorno, sul ponte passò un giovane uomo, con il vecchio padre sulle spalle.
Camminò fino al ponte e poi, stanco, appoggiò il vecchio sul muretto e si chinò per riposarsi.
Il vecchio guardò il ponte e poi il figlio, e dalla sua bocca uscì un sorriso amaro.
"Sai, anche io mi riposai proprio in questo punto, prima di abbandonare mio padre in quell'ospizio."
Il giovane si rizzò in piedi e guardò il padre, ma tutto ciò che vide fu il vuoto in un paio di occhi scuri.
Volse lo sguardo al di là del ponte, poi indietro, verso il paese.
Passato qualche momento, con un sospiro l'uomo riprese il vecchio sulle spalle.
"Andiamo, papà. Torniamo a casa."

Una volta di ritorno, scoppiò un piccolo putiferio.
La moglie stizzita si chiedeva il perché del ripensamento dell'uomo,
ma lui non volle sentire ragioni.

Laggiù, da qualche parte in cielo... un cerchio si spezzò.

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lunedì, 12 gennaio 2009, ore 23:20
scarabocchiato da Sallynn in amore, sogni

Se solo potessi
fissare per sempre
quell'attimo fugace
quando lo scuro mare dei tuoi occhi
s'illuminava di mille scintille.
Sapere che in quel momento
in quel preciso istante
c'era un'immagine
riflessa in quel tuo sguardo...
Io! Sono proprio io!
Io che inietto vita nei tuoi occhi
io che increspo le tue labbra
io che ti accelero il cuore
io fra le tue braccia
io nella tua vita!

Vorrei che quell'istante
facesse il giro del mondo
entrasse nei cuori della gente
rinfrancandone lo spirito
esausto dalle tribolazioni.

Ma forse va bene anche così.
E questo istante
galleggiando nel vispo zefiro
fluttuando lento con le onde
rimarrà per sempre
nella memoria del tempo.

Inciso
nel profondo dei miei occhi
e dei tuoi, che mi sussurrano
"Ti amo."

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mercoledì, 07 gennaio 2009, ore 00:47

Amici. Persone che, alla minima occasione, ti pugnalano alle spalle.
Soldi? Invidia? Immotivata cattiveria?
Chissà. Ma da questo angolo di mondo,
lontano da sguardi indiscreti,
tiepido dolore scorre.


Sta tornando... la Succube, dagli occhi neri come la notte.

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mercoledì, 03 dicembre 2008, ore 11:50
scarabocchiato da Sallynn in cogito ergo sum, paure

Immersa nei meandri della quotidianità
Sommersa dai milioni di cose da fare
La vera me stessa... attende.

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martedì, 11 novembre 2008, ore 16:49
scarabocchiato da Sallynn in paure, sinapsi completamente fuse, velleitĂ  poetiche

Fuggite dall'Eterna Fonte
perle di vita lucenti si nascondono
tra le chiome degli alberi, nell'erba fresca
immerse nella tenue luce dell'alba.

Esili, sonnolenti fasci di luce
languidamente sfiorano un vuoto
di sogni infranti, parole maledette,
pensieri affilati come lame di rasoi.

Dalle infinite inferte ferite
scorrendo dense stille disegnano
specchi distrutti, pugni serrati
su sottili strisce di seta scura.

Notte di luna, notte di stelle
momento perfetto per chiudere gli occhi
le gote abbellite da sacro rossore
giacciono pallide fra mani tremanti.

Shhhhh... silenzio.

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venerdì, 15 agosto 2008, ore 20:03
scarabocchiato da Sallynn in pensieri, amore, sogni, velleitĂ  poetiche

...un non so che di magico in tutto questo.
Come zefiro dispettoso voli sulla mia pelle, ed io come grano maturo al tuo passaggio vibro e tremo.
Musica sono i tuoi sussurri, fuoco i tuoi baci...
Una volta, una volta ancora...
Fammi ridere sulle tue labbra, baciare le tue mani, nascondere il mio cuore accanto al tuo.
Lasciami urlare la mia fortuna.
Lasciami cantare questa gioia immensa, tanto da fare invidia agli angeli.
E come angeli i miei sogni mettono le ali, e si librano in questo cielo trasparente.

- Lì, da qualche parte, una zingara danza.
E la Luna, benevola madre, osserva e sorride. -



Copiata pari pari da un vecchio intervento in un altro mio blog. Mi piaceva, e non avendo io ispirazione per scrivere alcunché... beh, la riporto qua.

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mercoledì, 23 luglio 2008, ore 16:05
scarabocchiato da Sallynn in cogito ergo sum, riflessioni

Tornando a casa pensavo...
Cos'è la perfezione?
Concetto complesso eppure irreale, poiché ogni cosa esistente ha un difetto, un luogo o un momento o una condizione in cui non può esistere o funzionare.
Dunque a questa mente puerile vien da chiedere: perché esiste la parola "perfezione"?
Abbiamo una parola senza concetto?
O un concetto senza una manifestazione reale?
Comprendo che la cosa possa avere un fondamento religioso, ma pur credendo in un "qualcosa" al di là del cielo rimango con la mia mentalità assolutamente naturalistica, aperta ma curiosa.
E come al solito, da bravo esponente del genere Homo, riporto il discorso su me stessa, sul mio tendere a far tutto e tutto al meglio, sul tenere "tanta carne al fuoco" e spremermi come un limone per mettere le mie abilità al servizio di chi ne abbia bisogno.
Eppure, come Homo, ho dei limiti; c'è qualcosa che io non posso fare. Qualcosa che altri sanno fare e io no. E tutto ciò, forse, mi irrita.

"Perfetto" è qualcosa di bello? Qualcosa che resta per sempre? Qualcosa che resiste a tutto?
Beh, prendiamo un diamante. Bello, resistente. Ma resta per sempre? No, basta fornire un adeguato ammontare di energia per far sì che gli atomi di carbonio si liberino dai loro vincoli e si riorganizzino dalla struttura compatta del diamante a quella esagonale planare, fragilissima, della grafite. E questo può avvenire in molti casi, in molti modi, in molti luoghi, in molti momenti.

Dunque, cos'è la perfezione?

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sabato, 05 luglio 2008, ore 22:06
scarabocchiato da Sallynn in pensieri, musica, sogni, paure



Mirella Freni. Un soprano, un'artista, un capolavoro di voce.

"Mi chiamano Mimì,
ma il mio nome è Lucia [...]
Mi chiamano Mimì,
il perché... non so!"

 
Mimì, bella coprotagonista e classica eroina pucciniana, timida ma passionale, dalla celata malizia, millantata civettuola, indipendente, perdutamente innamorata fino alla fine.
Tessitura lirica piena, dai bassi potenti ed acuti cristallini, liberati e vibranti.
"Sono andati...? Fingevo di dormire
perché volli con te sola restare.
Ho tante cose che ti voglio dire,
o una sola, ma grande come il mare...
Come il mare, profonda ed infinita,
sei il mio amor, e tutta la mia vita!"

Parte complicata, il finale dell'atto IV. Musicalmente comoda anche per un soprano corto, richiede doti interpretative notevoli, senza contare che il tutto va eseguito in posizione quasi supina, con buona pace dei muscoli addominali.

"Ho chiamato il dottore, verrà... gli ho fatto fretta;
ecco il cordial!"
"... chi parla...?"
"Io... Musetta!

Ensemble concitati e strettamente intrecciati, parti non facili per nessuno degli interpreti. Una Musetta, soprano leggero, che spara un "si" acuto come se fosse una bazzecola (ma anche Mimì deve, mica scherza); un Rodolfo al quale è richiesta una buona dose di presenza scenica oltre che di fiato.

Repertorio già avanzato per cantanti già formati. Immagino sia stata una follia accettarlo come programma d'esame per arte scenica, e per giunta accompagnata da cantanti professionisti.
Sono certa che la differenza sarà più che palpabile.
Pazienza, dalla mia ho la (eventuale?) recitazione. Chissà, potrei scoprire che in questo corpo saturo di accidenti può latitare ancora qualcosa che non conosco...

L'arte non muore.
La Musica... vince.

(Vorrei cantarla tutta, un giorno.)

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venerdì, 23 maggio 2008, ore 22:07

Quanto vale un gesto?
Tanto, poco? Dipende da chi lo fa.
E se a tendere una mano, a sorridere,
è un emerito sconosciuto?
Se questo sconosciuto mi tira su
dal baratro in cui son caduta,
mi adagia delicato in un rifugio sicuro?
E se un'altra sconosciuta,
scorgendo il mio volto cereo,
mi offre un pezzo di cioccolato
per risollevarmi corpo e spirito?
"Non lo vedo... non si apre"
Ecco, un terzo ignoto
sfila delicato la carta dalle mie mani frementi
e la rimuove, con pochi ed esperti tocchi.
I tocchi di chi "ci vede".
Cosa posso fare io,
se non ringraziare di tutto cuore
i signori e la signora Pinco Pallino?
Per essermi stati vicini,
per avermi donato un sorriso
e dell'ottimo cioccolato.

GRAZIE, miei angeli della metrò.

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